Lo strappo di Veltroni e il successivo risultato elettorale del 14 aprile ha consegnato definitivamente, anche in Italia, il comunismo ai libri di Storia. Lo stesso Bertinotti ne aveva gia’ pre-annunciato il futuro togliendo il “vecchio” simbolo dalle liste elettorali e dicendo che il comunismo era destinato a rimanere solo come movimento culturale. Forse non ci aveva creduto nemmeno lui fino a lunedi’ 14 aprile quando la sua previsione si e’ avverata. E’ probabile ed auspicabile che la sinistra Radicale torni al piu’ presto ad essere rappresentata in Parlamento, ma non prima di aver fatto un profondo esame di coscienza per comprendere i motivi della sconfitta e soprattutto la perdita di milioni di voti in quei settori della societa’ che invece pretenderebbe di rappresentare.
Delle cause della disfatta ne hanno parlato abbondantemente tutti giornali. Mi limito qui a citare la sintesi a mio avviso piu’ interessante. Aldo Cazzullo, editorialista di Stampa e Corriere, ha giustamente detto che questa e’ stata una Sinistra “non di rappresentaza ma di rappresentazione”. Alle difficolta’ reali della gente, ai problemi quotidiani che la politica dovrebbe risolvere ha sempre dato risposte dogmatiche senza rappresentare idee ed interessi reali, badando esclusivamente a dare rappresentazione della propria ideologia. Pensate a Bertinotti che si fa eleggere presidente della Camera per andare in viaggio di rappresentanza in Sud America (ben due settimane!!) e farsi fotografare con Chavez in divisa militare oppure Diliberto che va in visita alla salma di Lenin, che pare nemmeno i Russi vogliano piu’, dicendo che l’avrebbe portata volentieri in Italia (non gli e’ bastato portare Ochalan qualche anno fa). E’ sufficiente, comunque, notare come la fine dell’esperienza dei comuinsti nel Parlamento italiano e’ coincisa con la prima volta in cui sono andati al governo. Non credo sia un puro caso.
Ma quello che interessa e’ capire perche’ in Italia il Muro di Berlino e’ rimasto idealmente in piedi ancora per 20 anni. Quando il 9 Nov 1989 cadde sgretatolando l’ordine di Yalta e ponendo fine all’utopia comunista, i partiti di ispirazione marxista dell’Europa Occidentale si trovarono di fronte ad un bivio: cambiare o rimanere cancellati dalla Storia. Fu facile trasformarsi per i tedeschi e gli inglesi che avevano da tempo imboccato la strada del rinnovamento; un po’ piu’ traumatico fu per gli altri ma alla fine ogni grande paese europeo si e’ ritrovato con una forza social-democratica al governo ormai lontana dall’ideologia comunista.
In Italia, invece, il muro venne puntellato, rabberciato alla bene e meglio per tenerlo ancora in piedi. Perche’?
A mio parere ci sono due motivi fondamentali: il primo, meno importante, e’ che il PCI era il partito comunista piu’ grande e strutturato d’Europa. Negli anni 70, grazie alla stagione del compromesso storico e alla statura politica di Berlinguer, il PCI era diventato il partito di punta del cosidetto “eurocomunismo”, era il secondo partito in Italia e aveva un’influenza su larghi settori della societa’ italiana: Scuola e Univerita’, Cooperative, Sindacati e Magistratura. Difficile, quindi, che una struttura fortemente radicata nel territorio e nei gangli vitali dello Stato potesse cambiare dall’oggi al domani in modo cosi’ radicale.
Il secondo motivo, invece, e’ molto piu’ importante, ed e’ che in Italia e’ avvenuta una cosa unica, inaudita, addirittura opposta a quello che successe nello stesso periodo nel resto d’Europa. Il crollo del comunismo e la fine della guerra fredda coincisero nel nostro Paese con la scomparsa di quei partiti, la Democrazia Cristiana su tutti, che avevano governato nel dopoguerra, che avevano garantito la permanenza nel blocco occidentale e che di fatto avevano vinto la guerra fredda. Attraverso l’azione della Magistratura, uno di quei settori dello Stato soggetti all’influenza del PCI, la tradizionale classe dirigente venne spazzata via lasciando un vuoto istituzionale che il Partito Comunista Italiano era pronto ad occupare. Per uno di quei paradossi della Storia italiana la fine della guerra fredda spalanco’ le porte del governo ai comunisti. A quale scopo, quindi, cambiare quando si poteva diventare il primo partito italiano? A rovinare i piani fu l’inaspettata discesa in campo di Berlusconi che riusci’ a catalizzare tutte quelle forze che non ne erano mai state attirate nell’orbita di Botteghe Oscure e a proporre un’alternativa di governo agli italiani. La presenza di Berlusconi con tutto il suo armamentario di conflitto d’interessi, procedimenti giudiziari, antipolitica, anticomunismo, ecc…radicalizzo’ lo scontro. Impegnata nell’antiberlusconismo militante la Sinistra italiana non affronto’ quel processo di “modernizzazione” che gli altri partiti europei furono costretti a fare dopo il 1989. Come scrive Galli della Loggia:”La fine dei partiti di governo della Prima Repubblica (Dc e Psi)…non ebbe l’effetto di spingere quelli che erano ormai i reduci del naufragio comunista a una revisione radicale della propria storia. Ebbe anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. […] Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non sentirono più l’urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente biblici, dell’ordine degli anni.”
L’Italia e’ stata, quindi, per 20 anni una specie di Jurassic Park della politica, dove i fossili dell’ideologia comunista continuavano a vivere e prosperare mentre nel resto del mondo ero ormai estinti.
Finalmente il Parco ha chiuso, per sempre.
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