Content-type: application/x-unknown-content-type Fenomeni in giro non ce n’é

Sconfitta

E’ finita. La Rivoluzione e’ sfumata, tradita. O forse non e’ mai iniziata. L’unica cosa certa e’ che la Storia si ripete: come il suo omonimo antenato, William Wallace e’ stato tradito da coloro che avrebbero dovuto combattere al suo fianco.

Tradito da chi promise un milione di contatti al blog per poi abbandonare nel momento piu’ difficile; da chi si e’ professato liberale per una vita ma non si e’ mai degnato, o quasi, di intervenire; da chi si e’ professato leghista e conservatore ma poi ha proposto Follini come leader di un Centro-Destra.

L’esperienza di Fenomeni in giro non ce n’e’ finisce qui. Era tempo che il blog si trascinava stancamente senza piu’ idee ed e’ quindi giunto il momento di chiudere l’esperienza e oscurare il sito. Quello che nacque come un tentativo di di rinnovamento liberale si e’ scontrato (e arreso) di fronte una realta’ populista, conservatrice, statalista, catto-comunista e soprattutto imbevuta di costruttivismo socialista.

William Wallace si ritira nelle sue amate Highlands, in quelle terre che hanno visto uomini valorosi combattere per le liberta’ individuali e non per una societa’ comunista-egualitarista. Ferito e sconfitto, William Wallace si lascia alle spalle un’esperienza che comunque non e’ del tutto negativa. Fara’ tesoro dei suoi errori e del tradimento degli alleati per affilare le armi e preparare una nuova rivoluzione liberale.

Ringraziando tutti quelli che sono intervenuti nel corso di questi quasi due anni, vi lascio i riferimenti di Wallace che potete trovare qui http://www.nationalwallacemonument.com/index.htm oppure contattare a  William.Wallace@jubii.co.uk

P.S. Un ringraziamento particolare va al buon daunbailo’ senza il quale questo blog sarebbe morto e sepolto da tempo. Rapprensentativi di tutto quello che maggiormente il Wallace avversa in politica, i gli interventi di dunbailo’ hanno stimolato articoli e accesi dibattiti.

“Grazie daunba, e’ stato bello. Se un giorno dovessi decidere di aprire un blog per fomentare una rivoluzione comunista, io saro’ un assiduo frequentore del sito. :)

Sir William Wallace 

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Non i soldi fanno girare il mondo

E saremo anche una nazione di abbelinati, un Paese da barzelletta, ma una F.iga come la Carfagna non ce l’ha nessun governo al mondo!

Grazie Cavaliere

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Sindacalismo italiano

“Sergio Marchionne. Solo pochi mesi fa ha rimesso in sesto gli stabilimenti campani di Pomigliano d’Arco, dove lavorano in 5mila. Ha spento gli impianti per un paio di mesi e ha investito un centinaio di milioni di euro per rinnovarli. Nel frattempo ai dipendenti ha assicurato retribuzione e un corso di formazione. Insomma, un tentativo per creare in Campania un’eccellenza metalmeccanica. Ebbene sono settimane che la produzione va a singhiozzo per i blocchi, gli scioperi e i picchetti organizzati dai sindacati locali, contrari al trasferimento di 316 operai a 12 chilometri di distanza, a Nola.”

E poi ci chiediamo perche’ i nostri imprenditori vanno ad aprire le fabbriche in Serbia o in Romania.

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Stagione fallimentare…

Provo a spezzare la catena di recriminazinoi e diatribe di carattere politico-ideologico, ponendo un quesito su chi possa essere accusato di aver mancato gli obiettivi stagionali e quindi, in un mondo ideale, dovrebbe mettersi da parte:

Mancini (il mio omologo) -> è uscito dalla Champion’s prematuramente dopo aver giocato due partite in 10, mentre è ancora in gaa per lo scudetto, benchè nel girone di ritorno la squadra abbia fatto ampiamente pena

Ancelotti -> ha vinto il campionato mondiale per club (a me ricorda tanto il mundialito anni ‘80), è uscito dalla Champion’s (giocando con 11 vecchietti, contro 11 ragazzini che correvano il doppio), mentre in campionato lotta per il 4° posto

Veltroni -> ha scaricato l’ala sinistra dello schieramento, perdendo le elezioni, ma contribuendo a semplificare il parlamento italiano. Di sicuro la sconfitta a Roma è anche colpa sua, in quanto era il sindaco uscente e ha contribuito a scegliere il candidato

Rutelli -> ha vivacchiato in uno dei peggiori governi della repubblica per poi farsi segare alle elezioni al Comune di Roma (dove era già stato sindaco 2 volte), soprattutto perdendo voti tra il primo turno e il ballottaggio…. Non direi proprio che abbia qualcosa di cui vantarsi (ricorda un po’ Tronchetti Provera in Telecom)

 Se volete la mia opinione, direi che in testa alla classifica metterei Rutelli….. ma se Mancini non vince lo scudetto passa in testa.

Comunque sono curioso di sentire i vostri pareri ed eventuali altre nomination

PS

Se volessi fare una classifica delle rivelazioni, dovrei citare sicuramente Alemanno, Ranieri e Del Piero (due juventini… argh)

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Il 25 Aprile? Che se lo tengano!

Alla luce di un ridimensionamento dei comunisti italiani al 3% e dalla mancata rappresentaza in Parlamento, era lecito sperare che quest’anno la manifestazione del 25 Aprile non avesse i soliti connotati politici a cui siamo abituati da tempo. Era lecito sperare che della Festa se ne appropriassero anche le forze politche che non stanno a Sinistra ma che si richiamano agli stessi valori della Costituzione repubblicana nata dall’antifascismo. Ed, invece, a giudicare dal Manifesto unitario pubblicato dall’ANPI si prepara un’altra manifestazione come quella del 1994 con la chiamata del “popolo”, o almeno di quello che loro definiscono tale, contro Berlusoni e il governo, democraticamente eletto, di Centro-Destra. Si legge, infatti, nel Manifesto: “Ma a sessant’anni dal primo gennaio 1948, da quando essa entrò in vigore, l’Italia sta correndo nuovi pericoli. Emergono sempre più i rischi per la tenuta del sistema democratico, come evidenti si manifestano le difficoltà per il suo indispensabile rinnovamento.” Siamo sempre alle solite: usare il mito della Resistenza per scopi politici. Usare il mito per arrogarsi il diritto di dare il patentino di “democratici” solo a quelli che votano a Sinistra. Se e’ questo il 25 Aprile che se lo tengano pure!

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Ho un profondo rispetto per quell’importante data della Storia Italiana e per tutti quelli che hanno perso la vita in quel periodo. Dalle forze politiche antifasciste e’ nata la Repubblica e la sua Costituzione. Il 25 Aprile e’ una data storica e non si discute. Quello che invece e’ assolutamente discutibile e’ l’appropriazione indebita che la Sinistra, in particolare quella comunista, ha fatto di quella data (come se i Partigiani fossero stati tutti comunisti); il fatto che l’antifascismo sia il fondamento dello Nazione italiana (come se l’Italia l’avessero fatta i partigiani in soli tre anni); il mito della Resistenza come fattore omogeneizzante della storia del dopoguerra italiano.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, e’ necessario separare mito e realta’ storica. Per quanto utili ed eroici siano stati, l’Italia non l’hanno liberata i Partigiani ma gli Anglo-americani. Tutt’al piu’ la Resistenza ha liberato alcune importanti citta’ del Nord ma solo quando gli americani aveva gia’ superato Firenze e l’esercito tedesco era in fuga verso la Germania. Lo conferma pure Hobsbawn, grande storico marxista del ‘900 nel suo Il Secolo Breve, che in nessun paese occupato dai nazisti la Resistenza e’ stata determinante nella liberazione tranne, forse, nella Jugoslavia titina.

Anche per quanto riguarda l’appropriazione indebita che il PCI ha fatto della Resistenza, non c’e’ molto da aggiungere. Tutti sanno che sono esistite formazioni partigiane formate da cattolici, liberali e socialisti, tanto antifascisti quanto anti-comunisti, gli esponenti politici dei quali hanno contribuito in modo determinante alla stesura della Costituzione repubblicana. Il revisionismo storico degli ultimi tempi sta finalmente restituendo un po’ di verita’. Primo, quando parliamo di quel periodo che va dal 1943 al 45 bisogna prima parlare di guerra civile poi di guerra contro l’invasore tedesco (che poi era il nostro alleato fino al giorno prima). Secondo, i partigiani hanno commesso atti di giustizia sommaria accoppando anche degli innocenti. Non mi dilungo su questo punto perche’ ogni guerra ha le sue barbarie. E’ pero’ necessario ricordalo per amor di verita’ storica. Terzo punto, il piu’ importante, non tutti i partigiani combattevano per la democrazia e la liberta’. Una buona parte di loro, quelli comunisti, anelava all’instaurazione di un regime comunista una volta vinta la Guerra. La Storia non si fa ne’ coi se ne’ coi ma. Rimane, tuttavia, il fatto che se Togliatti non avesse incassato il “Niet” di Stalin, deciso a mantenere lo status quo deciso a Yalta, oggi racconteremmo un’altra storia.

Ma veniamo al punto fondamentale se l’antifascimo deve essere o meno il fondamento della nazione. Non esiste una nazione nell’intero occidente che ha le sue fondamenta nell’anti-qualcosa. Un popolo non puo’ esistere identificandosi contro qualcosa che non esiste piu’. Il mito della Resistenza, abbinato all’egemonia culturale della sinistra, ha preteso di farci credere che l’Italia e’ stata fatta in tre anni dai partigiani. Il risorgimento, i Savoia, Giolitti e la Prima guerra mondiale messi nel dimenticatoio del becero sciovinismo. Per non parlare poi dei 20 anni di dittatura fascista che hanno contribuito a creare l’ossatura dello stato dando, infrastrutture, un codice penale e una riforma scolastica che sono rimasti in vigore fino a poco tempo fa.

Con la fine della guerra fredda il mito ha cominiciato a scricchiolare. La Sinistra antagonista ha continuamente bisogno di annaffiare la pianta dell’antifascimo militante e del mito della Resistenza. Ha bisogno sempre di un nemico a cui dare del fascista e dell’antidemocratica per alimentare il proprio mito e giuistificare la sua presunta superiorita’ morale.

Dispiace per coloro che hanno sacrificato la vita in quegli anni, ma se questo e’ il 25 Aprile che se lo tengano pure.

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Jurassic Park

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Lo strappo di Veltroni e il successivo risultato elettorale del 14 aprile ha consegnato definitivamente, anche in Italia, il comunismo ai libri di Storia. Lo stesso Bertinotti ne aveva gia’ pre-annunciato il futuro togliendo il “vecchio” simbolo dalle liste elettorali e dicendo che il comunismo era destinato a rimanere solo come movimento culturale. Forse non ci aveva creduto nemmeno lui fino a lunedi’ 14 aprile quando la sua previsione si e’ avverata. E’ probabile ed auspicabile che la sinistra Radicale torni al piu’ presto ad essere rappresentata in Parlamento, ma non prima di aver fatto un profondo esame di coscienza per comprendere i motivi della sconfitta e soprattutto la perdita di milioni di voti in quei settori della societa’ che invece pretenderebbe di rappresentare.

Delle cause della disfatta ne hanno parlato abbondantemente tutti giornali. Mi limito qui a citare la sintesi a mio avviso piu’ interessante. Aldo Cazzullo, editorialista di Stampa e Corriere, ha giustamente detto che questa e’ stata una Sinistra “non di rappresentaza ma di rappresentazione”. Alle difficolta’ reali della gente, ai problemi quotidiani che la politica dovrebbe risolvere ha sempre dato risposte dogmatiche senza rappresentare idee ed interessi reali, badando esclusivamente a dare rappresentazione della propria ideologia. Pensate a Bertinotti che si fa eleggere presidente della Camera per andare in viaggio di rappresentanza in Sud America (ben due settimane!!) e farsi fotografare con Chavez in divisa militare oppure Diliberto che va in visita alla salma di Lenin, che pare nemmeno i Russi vogliano piu’, dicendo che l’avrebbe portata volentieri in Italia (non gli e’ bastato portare Ochalan qualche anno fa). E’ sufficiente, comunque, notare come la fine dell’esperienza dei comuinsti nel Parlamento italiano e’ coincisa con la prima volta in cui sono andati al governo. Non credo sia un puro caso.
 
Ma quello che interessa e’ capire perche’ in Italia il Muro di Berlino e’ rimasto idealmente in piedi ancora per 20 anni. Quando il 9 Nov 1989 cadde sgretatolando l’ordine di Yalta e ponendo fine all’utopia comunista, i partiti di ispirazione marxista dell’Europa Occidentale si trovarono di fronte ad un bivio: cambiare o rimanere cancellati dalla Storia. Fu facile trasformarsi per i tedeschi e gli inglesi che avevano da tempo imboccato la strada del rinnovamento; un po’ piu’ traumatico fu per gli altri ma alla fine ogni grande paese europeo si e’ ritrovato con una forza social-democratica al governo ormai lontana dall’ideologia comunista.

In Italia, invece, il muro venne puntellato, rabberciato alla bene e meglio per tenerlo ancora in piedi. Perche’?

A mio parere ci sono due motivi fondamentali: il primo, meno importante, e’ che il PCI era il partito comunista piu’ grande e strutturato d’Europa. Negli anni 70, grazie alla stagione del compromesso storico e alla statura politica di Berlinguer, il PCI era diventato il partito di punta del cosidetto “eurocomunismo”, era il secondo partito in Italia e aveva un’influenza su larghi settori della societa’ italiana: Scuola e Univerita’, Cooperative, Sindacati e Magistratura. Difficile, quindi, che una struttura fortemente radicata nel territorio e nei gangli vitali dello Stato potesse cambiare dall’oggi al domani in modo cosi’ radicale.
Il secondo motivo, invece, e’ molto piu’ importante, ed e’ che in Italia e’ avvenuta una cosa unica, inaudita, addirittura opposta a quello che successe nello stesso periodo nel resto d’Europa. Il crollo del comunismo e la fine della guerra fredda coincisero nel nostro Paese con la scomparsa di quei partiti, la Democrazia Cristiana su tutti, che avevano governato nel dopoguerra, che avevano garantito la permanenza nel blocco occidentale e che di fatto avevano vinto la guerra fredda. Attraverso l’azione della Magistratura, uno di quei settori dello Stato soggetti all’influenza del PCI, la tradizionale classe dirigente venne spazzata via lasciando un vuoto istituzionale che il Partito Comunista Italiano era pronto ad occupare. Per uno di quei paradossi della Storia italiana la fine della guerra fredda spalanco’ le porte del governo ai comunisti. A quale scopo, quindi, cambiare quando si poteva diventare il primo partito italiano? A rovinare i piani fu l’inaspettata discesa in campo di Berlusconi che riusci’ a catalizzare tutte quelle forze che non ne erano mai state attirate nell’orbita di Botteghe Oscure e a proporre un’alternativa di governo agli italiani. La presenza di Berlusconi con tutto il suo armamentario di conflitto d’interessi, procedimenti giudiziari, antipolitica, anticomunismo, ecc…radicalizzo’ lo scontro. Impegnata nell’antiberlusconismo militante la Sinistra italiana non affronto’ quel processo di “modernizzazione” che gli altri partiti europei furono costretti a fare dopo il 1989. Come scrive Galli della Loggia:”La fine dei partiti di governo della Prima Repubblica (Dc e Psi)…non ebbe l’effetto di spingere quelli che erano ormai i reduci del naufragio comunista a una revisione radicale della propria storia. Ebbe anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. […] Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non sentirono più l’urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente biblici, dell’ordine degli anni.”

L’Italia e’ stata, quindi, per 20 anni una specie di Jurassic Park della politica, dove i fossili dell’ideologia comunista continuavano a vivere e prosperare mentre nel resto del mondo ero ormai estinti.

Finalmente il Parco ha chiuso, per sempre.

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Capro espiatorio

Lettera di Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, a Walter Veltroni

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Caro Walter Veltroni,
ti scrivo poche righe. Non so se le prenderai in considerazione. Magari lèggile, in virtù della nostra vecchia amicizia.
La devastante sconfitta subita dalla sinistra non può nascondere la sconfitta molto severa subita dal Pd. Tu avevi impostato la campagna elettorale su due o tre idee (e alcuni atti). Cominciamo dagli atti: la destabilizzazione del governo Prodi, che ha portato alla sua caduta; la rottura a sinistra, con l’accusa - alla sinistra - di essere massimalista e incompatibile con il governo. Le idee che hai proposto erano altrettanto chiare. Prima, l’Italia può essere governata solo con un sistema bipartitico, perché il pluralismo porta ad un eccesso di democrazia e a scarsa efficienza; seconda, l’Italia può essere solo governata dal centro, perché occorre mettere insieme un blocco costruito sulla borghesia-forte, che è garanzia di stabilità, e puntellato da politiche moderate, talvolta repressive, che ristabiliscano il principio di autorità, di selezione, di italianità, che rovescino, cioè, il guazzabiglio culturale e anarchico del sessantotto. Terza idea: per compiere questa operazione di “restaurazione” moderata occorre sconfiggere Berlusconi che è un borghese “anomalo”, populista , un po’ peronista.
Caro Walter, cosa ti è riuscito di questo tuo progetto? La rottura a sinistra ti è riuscita, ed ha portato alla cacciata della sinistra dal Parlamento. Ti è riuscita l’affermazione dello schema bipartitico. Ti è riuscito lo spostamento a destra dell’asse politico del paese. Punto e basta. La battaglia con Berlusconi, che avevi promesso di vincere - e su questa promessa hai conquistato il consenso di tanti elettori di sinistra…. - l’hai persa clamorosamente. Il risultato elettorale della destra è stato il più forte degli ultimi 15 anni. Il Pd non ha conquistato neppure un voto su quel fronte. Ma il suo comportamento conservatore - persino reazionario talvolta, pensa alle campagne contro i lavavetri, i mendicanti, i rom - ha sdoganato i sentimenti più di destra. Il trionfo della Lega si spiega anche così. La politica è questo: se rompe delle barriere poi succede che tutta l’opinione pubblica subisce uno spostamento a catena.
Caro Walter, questa tua linea ha portato l’Italia al disastro. Non credi di avere una porzione di responsabilità?

Sono talmente felice, appagato e gongolante per la batosta che ha preso l’Estrema Sinistra, per la scomparsa dei fossili della Rivoluzione d’Ottobre dal Parlamento italiano che voglio persino dare un po’ di spazio agli sconfitti pubblicando la lettera del direttore di Sansonetti a Walter Veltroni.

Da Sansonetti mi divide tutto, persino la fede calcistica (lui e’ milanista) ma, per qualche strano motivo, e’ uno dei pochissimi a Sinistra che non mi sta sulle palle.

Lo sfogo di Sansonetti e’ per molti versi condivisibile ma l’analisi dell’operazione politca del buon Ualter e’ spietata, ingenerosa e risente un po’ troppo del senno di poi.

Non si puo’ prescindere dal contesto in cui Veltroni ha operato. Il governo Prodi era diventato uno dei piu’ impopolari degli ultimi decenni. Sempre sull’orlo del precipizio (non certo per colpa della maggioranza poi confluita nel PD), lacerato al suo interno da profondi divisioni su gli argomenti piu’ importanti. Anche se il governo e’ caduto a causa di Mastella, la Sinistra Radicale ha contribuito non poco alla impopolarita’ dell’esecutivo. I sondaggi per tutto il 2007 e inizio 2008 davano il Centro Destra, in una possibile elezione, come vincente. L’unica cosa che poteva fare Veltroni era quella di rompere con i due schieramenti estremi rispetto alla maggioranza (mastella e i comunisti) che di fatto tenevano il governo in ostaggio. Sono fermamente convinto che quella era l’unica chance per Veltroni di vincere. Certo, si potrebbe obiettare che le probabilita’ di vittoria erano talmente risicate che il gioco non valeva la candela. Ma perso per perso tanto valeva tentare l’impossible. I compagni di Sansonetti hanno comunque perso voti anche in zone da sempre considerati feudi rossi, Emilia Romagna su tutte. Questo dovrebbe dirla lunga sulle cause della sconfitta che non puo’ essere imputata solamente a Veltroni.

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“Una mattina, mi son svegliato…”

UNA MATTINA MI SON SVEGLIATO E, BELLA CIAO, E’ SPARITO L’INVASOR. 

Sono estinti. Sarà stato un meteorite o l’improvviso riscaldamento del pianeta? Non lo sappiamo. Sappiamo che verdi, girasolisti, anti-Tav. Anti-bridge, comunisti italiani, comunisti rifondati, comunisti di lotta, di governo, finti ecologisti dalle barbe finte, sono scomparsi. Il vecchio grido di guerra “non si fanno prigionieri” è superato: non ci sono prigionieri da fare. Questa estinzione può forse provocare surriscaldamenti ma a questa preoccupazione bisogna saper rispondere dando alla sinistra estinta una “exit strategy”: una via d’uscita che permetta la tragica pausa di riflessione, la martoriante autocritica, l’autopunizione e infine la rigenerazione catartica con incorporata rinascita dalle proprie ceneri. Diciamolo: quella che è stata sconfitta non è affatto una sinistra popolare, operaia, proletaria, emarginata, ma una sinistruzza arrogante piccolissimo borghese, aristocratica, ignorante e presuntuosa. Quella sinistra cioè che sta già piangendo lacrime amare e comincia a sospettare che forse il principio di realtà, come insegnava papà Freud, alla fine va rispettato: i fatti sono fatti, e le rabbie sono soltanto rabbie.
Questa sinistra abituata a trattare chi vota per Berlusconi come gente di malaffare o imbecilli o analfabeti sbatte ora il muso contro il fatto (il principio di realtà) che milioni di persone intelligentissime, onestissime, informatissime e anche buonissime hanno votato dall’altra parte: come la mettono? Coprendosi occhi e orecchie? La sinistra estinta per il meteorite elettorale finora aveva descritto l’elettore di destra con parole volgari: mafiosi, idioti e analfabeti. Ma il Paese che ha scatenato il meteorite è invece anche quello della produzione di cultura, oltre che di lavoro industriale e di ricchezza per tutti. Inoltre gli operai hanno votato in massa per il Popolo della Libertà abbandonando Bertinotti, Pecoraro Scanio, Grazia Francescato, Giordano e tutti gli altri simpatici amici del giurassico: Cipputi, insomma, ha mollato i gli arroganti del travaglismo e di Micromega e li ha lasciati soli. Anzi, fossilizzati. Bye.

Senatore Paolo Guzzanti

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